Uno studio legale egiziano per ogni esigenza

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L’avvocato Mohamed Habib ha un grosso studio legale ad Alessandria d’Egitto dove coordina il lavoro di 5 collaboratori e una segretaria.

Discendente di una nobile famiglia saudita da anni si occupa di questioni matrimoniali e di contese immobiliari, benchè, come tutti gli studi legali, è pronto a seguire i propri clienti sotto qualunque aspetto legale

Il pascià Mahrous Habib (il terzo da sinistra) con il Re Farouk ai tempi del califfato ottomano

Nel corso della sua carriera, ha patrocinato molte donne per evitare che i loro diritti fossero calpestati da mariti con troppe pretese in fase di separazione.

Negli anni viene conosciuto ad Alessandria come un mastino col quale è meglio non avere a che fare e che è opportuno tentare di tutto pur di non finire in tribunale.

Lavorando spesso nell’ambito dei divorzi e delle separazioni, ha incominciato a conoscere il vasto sottobosco dei matrimoni misti. Le problematiche legate a questi matrimoni sono duplici in quanto è necessario conoscere perfettamente le leggi in materia di entrambi i paesi, e agire di conseguenza. Le cose si complicano notevolmente in presenza di figli minori della coppia. Volendo espandere questo settore, ha assunto una segretaria italiana che generalmente tiene i rapporti con la clientela italiana. La signora Silvia è estremamente preparate e cortese e vi risponderà con sollecitudine (Potete mandarle direttamente un messaggio cliccando sul tasto Whatsapp che trovate sotto!)
Oltre a tenere i rapporti con la clientela italiana, francese ed inglese, si occupa anche di traduzioni dall’arabo.

L’avvocato Mohamed, diventato esperto conoscitore di questa particolare materia, si sta facendo conoscere sui social dove periodicamente posta arguti post nei quali spiega le leggi egiziane in italiano suscitando il più delle volte meraviglia dato che le chiacchiere da spiaggia e le dicerie il più delle volte creano negli occidentali convinzioni completamente errate.

La presenza su questo sito dello studio legale verrà gestito in un modo un po’ particolare rispetto ad una presenza tradizionale.
In sostanza nel tempo creeremo una sorta di raccolta dei post che l’avvocato pubblica sui social. Infatti i social hanno il problema che qualunque post dopo qualche giorno diventa introvabile perchè inevitabilmente scende di posizione. Inoltre l’avvocato posta su vari gruppi, quindi avremmo anche il problema di doverci ricordare in quale gruppo si è visto un determinato post. Nel tempo realizzeremo con la collaborazione dell’avvocato una sorta di mini raccolta dei suoi post, senza mai dimenticare che ogni caso e ogni problema necessita di una risposta personale.

Tuttavia crediamo che avere a disposizione una piccola biblioteca di articoli suddivisi per settore, possa essere un servizio utile a tutti coloro che necessitano di consigli legali e di schiarirsi le idee su determinati aspetti dal punto di vista legale

SCHEDA STUDIO LEGALE ITALO EGIZIANO HABIB
Avvocato Mohamed Abdelrahman Mahmoud Habib
Classe 1974
Famiglia di nobili origini saudita da generazioni nell’avvocatura.
Laureato in Legge presso la Facoltà di Giurisprudenza di Alessandria d’Egitto
Iscritto all’albo degli avvocati del foro di Alessandria d’Egitto
Grado avvocatura: Avvocato Cassazionista della Corte Suprema di Appello e del Consiglio di Stato Specializzato in problematiche internazionali in particolare correlate al diritto di famiglia, accordi bilaterali, esecuzione sentenze estere, recupero crediti
Dal 2016 titolare dello Studio Legale Italo Egiziano Habib, con sede ad Alessandria ma operante in tutto l’Egitto.
Partner italiano: Studio Legale Avvocato Michele Spadaro, foro di Milano, uno dei maggiori immigrazionisti d’Italia

Lo staff dello Studio Legale Italo Egiziano Habib è formato, oltre che dal titolare Avvocato Habib, da un team di 5 avvocati collaboratori e una segretaria italiana.

Cosa rende unico e molto apprezzato lo Studio Legale Italo Egiziano è il fatto che unisce efficacemente il rigore delle leggi egiziane al modus operandi italiano, con la più costante attenzione alla componente umana che questo lavoro necessariamente comporta.
Lo studio legale è apprezzato dalle clienti occidentali in quanto assicura una veloce definizione delle pratiche, trasparenza, professionalità, competenza, cortesia, serietà, puntualità e disponibilità senza limiti di orario.
La prima consulenza è sempre gratuita.
L’avvocato Habib è probabilmente l’avvocato più temuto e odiato dagli uomini egiziani per la sua politica di sostegno legale alle donne occidentali , per la sua lotta senza quartiere ai truffatori/ingannatori e per le sue campagne di informazione delle donne italiane volte a prevenire truffe, raggiri, inganni sentimentali e matrimoni d’interesse.
Insomma: uno studio legale dalla parte delle donne.

Alcuni dei servizi offerti dallo Studio Legale Italo Egiziano Habib:

  • pratiche internazionali matrimoni (anche registrazioni di matrimoni religiosi)
  • divorzi internazionali
  • accordi prematrimoniali
  • successioni
  • traduzioni giurate
  • assistenza settore immobiliare
  • esecuzione sentenze estere (divorzi, crediti, alimenti, assegni mantenimento e penale)
  • recupero crediti (anche esteri)
  • infortuni e risarcimento danni per cittadini stranieri in Egitto
  • pratiche consolari
  • accordi e trattative stragiudiziali

Lingue parlate dal nostro staff: italiano madrelingua, arabo madrelingua, inglese e francese

Contatti: Studio Legale Italo Egiziano Habib Avvocato Mohamed Habib King Mariout Station, Al Amreyia Alessandria d’Egitto
Telefono 00201111406828 – 00201122765006 (Anche Whatsapp)
Email : mohamedabdelrahman.habib74@gmail.com
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I capitoli per i quali possiamo trovare i vari post dell’avvocato, sono i seguenti: (clicca sul settore che ti interessa e potrai leggere i post al momento pubblicati. I post vengono aggiornati settimanalmente)

Matrimonio
Aspetti patrimoniali di matrimoni e divorzi
Divorzio
Affidamento minori
Immobiliare
Costituzione di società italo-egiziane
Problemi societari
Leggi utili

MATRIMONIO

Trascrizione in Italia di un matrimonio estero

Ricordiamo nuovamente che la trascrizione di un matrimonio celebrato all’estero non ha natura costitutiva ma soltanto certificativa, essendo il matrimonio già di per sé valido anche prima (o in assenza) della trascrizione sulla base del principio “locus regit actum”: la trascrizione insomma serve unicamente a rendere pubblico che il cittadino ha contratto all’estero un matrimonio ritenuto valido dall’ordinamento del luogo, e quindi anche da quello italiano ai sensi dell’art 115 cod. civ.
Tutti gli atti di matrimonio validamente formati all’estero sono quindi immediatamente validi in Italia, ivi inclusi gli atti relativi a matrimoni celebrati in forma religiosa in tutte le ipotesi in cui la legge locale li riconosca agli effetti civili (art 16 D.P.R. 5 gennaio 1967 n 200)

“Non cercare la vittoria a tutti costi nelle discussioni con la persona ami.
Cerca la conquista del suo cuore, piuttosto: avrai la vera vittoria”

ASPETTI PATRIMONIALI DI MATRIMONI E DIVORZI

Trascrizione di matrimonio estero: i vostri diritti

Secondo l’art. 28 L. 218/1995 e successivo dpr 396/2000, la trascrizione in Italia di un matrimonio civile regolarmente avvenuto all’estero ha valore meramente dichiarativo e non costitutivo (vale a dire che la trascrizione non rende valido il matrimonio, lo rende semplicemente noto ai registri di stato civile. Il matrimonio è GIÀ valido per l’Italia anche PRIMA della trascrizione), poiché il vincolo matrimoniale si considera automaticamente GIÀ valido e stabilito anche per l’Italia dal giorno in cui questo inizia a produrre effetti civili nel paese in cui è stato celebrato. L’art. 16 dpr 396/2000 specifica che sono considerati validi e quindi trascrivibili in Italia i matrimoni aventi effetti civili di cittadini italiani celebrati all’estero, indifferentemente innanzi:
– all’autorità consolare
– all’autorità locale 
– a un ministro di culto religioso (fermo restando il 
requisito degli effetti civili)

La trascrizione del matrimonio estero ( che è un adempimento di ordine pubblico) è un atto dovuto e l’onere di trascrizione ricade sia sul cittadino italiano che ha contratto valido matrimonio all’estero, che sul funzionario dello Stato Civile che riceve l’atto da trascrivere (L 241/90 art. 2 comma 1).

L’eventuale ritardo o rifiuto di trascrivere il matrimonio deve essere motivato per iscritto. In difetto, o qualora la motivazione eventualmente addotta non fosse valida, si configura il reato di omissione di atti d’ufficio senza giustificazione da parte del Funzionario dello Stato Civile che rifiuta la trascrizione

CONOSCETE I VOSTRI DIRITTI: LA TRASCRIZIONE IN ITALIA DEL MATRIMONIO ESTERO

Può l’ambasciata italiana (o il funzionario dello Stato Civile del Comune) rifiutare la trascrizione del matrimonio validamente e civilmente contratto all’estero da un cittadino italiano?

La risposta è NO, fatti salvi i pochissimi casi di contrarietà all’ordine pubblico italiano 
(art. 18 DPR 03/11/2000 n.396). L’esempio più classico di contrarietà all’ordine pubblico italiano è la bigamia. Un altro, il matrimonio tra persone dello stesso sesso. LA DIFFERENZA DI ETÀ TRA I CONIUGI (qualunque essa sia e qualora i coniugi siano entrambi maggiorenni e in piena capacità di intendere e di volere) NON COSTITUISCE UN MOTIVO VALIDO PER RIFIUTARE LA TRASCRIZIONE DEL MATRIMONIO ESTERO. Nessuna differenza di età tra i coniugi si configura come contrarietà all’ordine pubblico italiano. 
In ogni caso, l’eventuale rifiuto di trascrivere l’atto da parte dello Stato Civile, deve essere motivato per iscritto e inviato all’interessato tramite raccomandata A/R. In assenza di validi motivi rispetto all’ordine pubblico italiano, il rifiuto della trascrizione del funzionario si configura come reato di omissione di atti d’ufficio.

Quali matrimoni celebrati all’estero sono trascrivibili?

La sentenza della Corte di Cassazione n. 3599 del 1990 ha stabilito che “il matrimonio celebrato da cittadini italiani (o anche tra cittadini e stranieri, in virtù dell’art. 50 dell’ordinamento dello stato civile) all’estero secondo le forme ivi stabilite, ed anche il matrimonio celebrato all’estero in forma religiosa, ove per tale forma la “Iex loci” riconosca gli effetti civili (sempre che sussistano i requisiti sostanziali relativi allo stato ed alla capacità delle persone previsti dal nostro ordinamento) è immediatamente valido e rilevante nell’ordinamento italiano con la produzione del relativo atto e DEVE ESSERE PERCIÒ TRASCRITTO dal Consolato italiano o dal Comune di residenza su richiesta degli interessati.

Che requisiti deve avere l’atto per essere trascrivibile?

L’atto deve essere accompagnato (in base all’art. 52 c. 1 lettera f del Decreto legislativo 03/02/2011 n. 71 e all’art. 33 del DPR 28/12/2000 n. 445) dalla legalizzazione del ministero degli esteri del paese di celebrazione, da una traduzione in lingua italiana (che deve essere certificata conforme al testo straniero dall’autorità diplomatica o consolare ovvero da un traduttore ufficiale o da un interprete che attesti con giuramento davanti all’ufficiale dello stato civile la conformità al testo straniero) e dalla legalizzazione effettuata dal Consolato italiano all’estero.

E se l’atto di matrimonio è redatto in forma diversa da quella prevista dall’ordinamento italiano?

L’art. 28 della L. 31/05/1995 n. 218 dice che “il matrimonio e’ valido, quanto alla forma, se e’ considerato tale dalla legge del luogo di celebrazione o dalla legge nazionale di almeno uno dei coniugi al momento della celebrazione o dalla legge dello Stato di comune residenza in tale momento”. ll matrimonio celebrato all’estero tra cittadini italiani e tra italiani e stranieri è trascrivibile in Italia nel rispetto di questo principio e in generale della L. 31/05/1995 n. 218. Di conseguenza, non è consentito rifiutare la trascrizione del matrimonio solo perché la legge straniera utilizza forme differenti da quella italiana, anche perché la trascrizione del matrimonio celebrato all’estero non ha finalità costitutive ma meramente dichiarative.
Il matrimonio celebrato all’estero è quindi già di per sè valido anche per l’Italia dal giorno della celebrazione stessa, anche prima (o in assenza) della trascrizione.

In caso di divorzio

In Egitto, la Costituzione e il Diritto di Famiglia derivano dalla legge islamica, per confermata volontà della quasi totalità del popolo egiziano, espressa con il referendum del 2012.
Ed è proprio la legge islamica a prevedere che, in materia di diritto di famiglia, le minoranze cristiane abbiano la facoltà di chiedere l’applicazione dei loro dettami religiosi. Al tempo stesso, però, hanno anche il dovere di attenersene.

Ma quali sono le differenze tra Islam e Cristianesimo in materia di divorzio in Egitto?

I musulmani hanno diritto di divorziare, come prevede la legge islamica, secondo diverse modalità (ripudio della moglie, ripudio del marito, divorzio reversibile/irreversibile, causa di divorzio per colpa di uno dei coniugi).

Viceversa, il divorzio tra due cristiani ortodossi (o copti che dir si voglia) è vietato come stabilito dalla chiesa ortodossa.

Sicuramente ora vi chiederete: ma allora i cristiani in Egitto non possono mai divorziare? Questa la risposta:

1) se i due cristiani sono entrambi ortodossi, no, non possono divorziare

2) una cattolica e un ortodosso (o viceversa) possono divorziare ricorrendo all’arbitrato super partes della legge islamica, come previsto dalla normativa egiziana

3) un uomo musulmano e una donna cristiana di qualunque confessione (ortodossa, cattolica ecc.) possono divorziare applicando la legge islamica

4) il caso del divorzio tra una musulmana e un cristiano non ha motivo di menzione poiché per legge il matrimonio tra una donna musulmana e un uomo cristiano in Egitto è vietato

Concludendo, qual’è la possibile soluzione in caso di matrimonio tra due ortodossi (almeno uno dei quali di nazionalità egiziana) che intendano divorziare nonostante il divieto della Chiesa? Soltanto una: la conversione certificata di uno dei due coniugi al cattolicesimo oppure all’Islam, passaggio che – cambiando la confessione o il credo religioso di uno degli sposi – consente di escludere l’applicazione della legge cristiana interreligiosa e di arrivare
allo scioglimento del vincolo matrimoniale tramite la legge islamica, in quanto super partes.

Il divorzio eventualmente ottenuto in Egitto da una cittadina italiana contro un cittadino egiziano è sempre trascrivibile – quindi valido – anche in Italia.

Se vi trovate in una delle situazioni appena descritte e avete bisogno di assistenza legale, contattateci.

Matrimonio ORFI: non solo un pezzo di carta

Il cosiddetto “orfi” non è un insignificante pezzo di carta che autorizza un uomo e una donna a dividere lo stesso tetto e non andrebbero sottovalutate le possibili conseguenze della sua sottoscrizione. Infatti, pur non producendo effetti civili, l’orfi è un matrimonio vero e proprio e come tale può (tramite opportuna istanza in tribunale promossa tramite avvocato anche dal solo marito ed eventualmente anche all’insaputa della moglie) essere trasformato in un matrimonio civile a tutti gli effetti. Con tutte le conseguenze del caso.
Perciò, se non siete davvero sicure del passo che state per compiere o non conoscete a fondo la persona con la quale andrete a legarvi tramite l’orfi, concedetevi del tempo per riflettere e informarvi sui vostri diritti e sulle possibili conseguenze. Attenzione: non sottovalutate questo passo: non è solo un pezzo di carta. È una scelta che deve essere consapevole e ponderata.

“Ci sono mille tipi di traditori.
I peggiori sono quelli che fingono di amarti … “

DIVORZIO

Diritti della donna in caso di divorzio secondo al legge egiziana

In caso di divorzio, la legge egiziana garantisce automaticamente alla donna numerosi diritti che sono invece negati all’uomo e che non sono negoziabili. Vediamone alcuni:

1) diritto al “risarcimento conciliatorio divorzile”, ovvero una somma stabilita dal giudice a favore della donna, calcolata sulla base del reddito dell’ex marito per una durata minima di 2 anni (e senza un limite massimo di tempo previsto per legge). Tale risarcimento spetta alla donna (nella misura minima di 2 anni) anche qualora il matrimonio fosse durato un solo giorno

2) oro, mobili, suppellettili presenti nella dimora coniugale spettano alla ex moglie (con alcune eccezioni)

3) diritto al riscatto della dote prevista in caso di divorzio come da importo stabilito dall’atto di matrimonio

4) diritto al mantenimento (oltre al già menzionato risarcimento conciliatorio divorzile) per un periodo di 3 mesi, pari al cosiddetto “periodo di attesa” (ovvero quella finestra di tempo nella quale il divorzio potrebbe essere revocato prima che diventi definitivo e irreversibile)

In caso di presenza di figli, anche maggiorenni, la lista dei diritti si allunga di molto. Approfondiremo questo argomento prossimamente in un post dedicato.

“Basta, me ne vado!”

È la classica frase pronunciata da molte donne durante un litigio. Tuttavia, in Egitto esiste un’ottima ragione legale per non metterla in pratica. O meglio, divorziare è un diritto sacrosanto della donna ma andarsene semplicemente di casa non è un’idea altrettanto buona.
Ecco perché: in caso di divorzio, la legge egiziana garantisce alla donna numerosi diritti e privilegi che sono invece negati all’uomo (custodia esclusiva automatica dei figli, mantenimento degli stessi sempre e comunque a totale carico dell’ex marito, assegnazione della casa coniugale e alimenti).
Tuttavia, in caso di abbandono del tetto coniugale da parte della moglie (senza ricorso al divorzio) la legge n.25 art.11 del 1929, modificata con la legge n. 100 del 1985 riconosce al marito il diritto (non insignificante) al “ripristino dell’obbedienza”: ovvero, la facoltà di richiamare a casa la moglie – che si fosse allontanata SENZA giustificato motivo – tramite notifica del tribunale e, qualora questa non sortisse effetto, di far intervenire le forze dell’ordine per riportare a casa la moglie “ribelle” in modo coercitivo, ossia con l’uso della forza. Ricordiamo inoltre che la legge egiziana non contempla il reato di sequestro di persona in ambito familiare (ovvero nei confronti di moglie e figli).
Per questo motivo, il nostro studio invita caldamente le donne a procedere subito con il divorzio ( qualora il legame matrimoniale fosse oramai proprio irreparabile) evitando di andarsene soltanto da casa: l’abbandono del tetto coniugale in Egitto – solo recentemente depenalizzato in Italia – potrebbe avere conseguenze drammatiche che nessuna donna dovrebbe sperimentare e che invece purtroppo il nostro lavoro ci obbliga a risolvere.
La conoscenza dei doveri è la migliore forma di tutela preventiva dei propri diritti.

Divorzio italiano VS divorzio egiziano:
quali differenze?

DIVORZIO ITALIANO:
1) separazione obbligatoria prima del divorzio
2) alimenti a carico del coniuge economicamente più forte (a prescindere che si tratti dell’uomo o della donna)
3) affidamento dei figli a discrezione del giudice a seconda di molteplici fattori
4) la donna deve attendere almeno 300 giorni per potersi risposare dopo il divorzio
5) in caso di mancato pagamento degli alimenti, la procedura legale per il recupero del credito e il ripristino dei pagamenti è estremamente lunga e spesso inefficace
6) entrambi i coniugi possono promuovere causa di divorzio
7) tempi MEDI per l’ottenimento del divorzio NON consensuale (tenuta in considerazione la separazione, i contraddittori e gli appelli): 3 anni
8 )mantenimento dei figli a carico di entrambi i coniugi in parti uguali oppure secondo quanto stabilito dal giudice

DIVORZIO EGIZIANO:
1) divorzio diretto senza prima separazione (in Egitto l’istituto giuridico della separazione non esiste)
2) alimenti sempre a carico del marito, salvo rinuncia da parte della donna (che comunque in nessun caso è tenuta a versare alimenti al marito)
3) affidamento automatico dei figli alla madre per legge fino all’età di 15 anni
4) la donna deve attendere 90 giorni prima di potersi risposare
5) in caso di mancato pagamento degli alimenti, è prevista una pena detentiva immediata per il coniuge insolvente già a partire da 60 giorni dopo il mancato versamento mensile
6) entrambi i coniugi possono promuovere causa di divorzio. È prevista anche per la donna (oltre che per l’uomo) la possibilità di “ripudiare” il marito tramite divorzio senza appello nè contraddittorio
7) tempi medi di attesa per l’ottenimento del divorzio:
– divorzio con contraddittorio: massimo un anno
– divorzio per ripudio: qualche mese (da 2 a 6)
8 ) mantenimento dei figli sempre e comunque a carico del padre

Anche la donna può ripudiare il marito: la khol3a

Tutti sanno che secondo la legge islamica – alla quale si rifà il diritto di famiglia egiziano – l’uomo può divorziare la moglie per ripudio senza che questa possa dire una sola parola. 
Quello che invece non sa quasi nessuno, è che la moglie può fare altrettanto nei confronti del marito. Si chiama “khol3a” ed è in assoluto il divorzio più scelto sia dalle donne egiziane che da quelle italiane sposate con un egiziano. Il motivo? Molto veloce (qualche mese per la sentenza), irreversibile, inappellabile e il marito non ha alcun potere di impedirlo nè di fare ricorso. L’unico diritto riconosciuto al marito in caso di procedimento khol3a è quello di assistere alle udienze, in silenzio. Non è nemmeno obbligatorio per legge che il marito venga informato dell’esistenza del procedimento e spesso, infatti, le donne chiedono che venga notificato all’ex marito a divorzio già avvenuto, insomma dopo la sentenza. Sentenza che è già definitiva nel momento stesso in cui viene emessa.
Non a caso, le egiziane definiscono questo tipo di divorzio “liberarsi delle scarpe vecchie”. 
Come qualsiasi altro tipo di divorzio emesso da un tribunale civile, anche il khol3a è trascrivibile in Italia e può essere usato per sciogliere il vincolo matrimoniale anche qualora questo fosse stato celebrato in Italia (ovviamente tra una cittadina italiana e un egiziano)

Cittadinanza italiana per matrimonio

Secondo la normativa vigente, in virtù del matrimonio contratto con un cittadino italiano (a prescindere che lo stesso sia stato celebrato in Italia o all’estero),il coniuge straniero ha diritto di ottenere la cittadinanza italiana, presentando opportuna domanda rispettivamente:
1) dopo almemo 3 anni dalla celebrazione del matrimonio in assenza di figli della coppia
2) dopo 18 mesi dal matrimonio qualora la coppia avesse dei figli
N.B. La residenza in Italia non è un requisito fondamentale per poter ottenere la cittadinanza italiana. I cittadini stranieri (coniugi di cittadini italiani) possono presentare domanda anche se residenti all’estero, nei casi previsti e secondo le procedure indicate dalla legge.
Per maggiori informazioni, o per assistenza legale nella pratica di richiesta della cittadinanza italiana, contattateci. La prima consulenza è gratuita

Il problema di molte donne è che si ostinano a voler far leggere la poesia del loro cuore a degli uomini analfabeti pretendendo pure che la capiscano

AFFIDAMENTO MINORI

Quando l’incubo peggiore diventa realtà

Lui, egiziano, propone per la prima volta alla moglie italiana di fare un breve viaggio in Egitto per far conoscere ai loro figli (solitamente con doppia cittadinanza) il suo paese e la famiglia.
Peccato che, all’arrivo in Egitto, il marito sequestri i passaporti a moglie e figli, dicendo che non ci sarà alcun ritorno in Italia, che la vacanza era una scusa per farli andare in Egitto senza obiezioni e che la moglie italiana è libera di tornare in Italia, se lo desidera, ma senza i figli. Per la donna si apre un incubo personale, familiare e legale dai mille risvolti. Un incubo dal quale sembra impossibile uscire.
Un classico del cinema tragico sui cliché dei matrimoni misti? Purtroppo no. Purtroppo si tratta di una triste realtà con la quale questo studio ha dovuto fare i conti spesso.
Tuttavia, a questa gravissima situazione esiste un rimedio legale, che varia a seconda del caso.
Se vi trovate in questa situazione o conoscete qualcuno che si trova in questa situazione, contattate al più presto persone qualificate ad aiutarvi e soprattutto non disperate: uscirne si può. 

“Un’anima bella riesce a scorgere la bellezza ovunque”

IMMOBILIARE

Premio grandi truffe edizione 2019

“Gli stranieri non possono intestarsi nulla in Egitto. Il governo sequestra le proprietà degli stranieri”

Si riconferma quindi anche quest’anno, come ogni anno, la più inflazionata e gettonata delle bugie dette dagli egiziani alle italiane per convincerle ad intestare a loro case, automobili ecc. Regina indiscussa del raggiro ai danni degli europei, questa affermazione continua nonostante le ripetute smentite, a mietere vittime occidentali.

Se state pensando di acquistare un bene mobile o immobile in Egitto, rivolgetevi per un consiglio solo ad esperti di fiducia del settore e non ascoltate le parole di chi potrebbe avere come unico scopo quello di trarre profitto dalla vostra fiducia e scarsa conoscenza delle leggi locali.

Giro di vite sugli affitti

Sono entrate in vigore in questi giorni importanti modifiche alle leggi che regolano le locazioni in Egitto.
Da ora, infatti, sarà obbligatorio per chiunque dia in affitto un immobile anche solo per qualche giorno (quindi a uso turistico), dichiarare alla questura la locazione presentando:

  • contratto di affitto (regolarmente registrato)
  • carta di identità del locatore
  • recapito telefonico del locatore
  • documenti di identità dei locatario
  • atto di matrimonio se i locatari sono una coppia
  • certificati di nascita (o passaporti se stranieri) dei figli dei locatari qualora minori e non ancora in possesso di documenti di identità
  • numero di telefono di entrambi i coniugi locatari
  • targa della macchina dei locatari qualora ne possiedano una

I trasgressori potranno essere puniti con una pena detentiva di minimo un anno e una pena pecuniaria compresa tra 5.000 e 10.000 LE
Riferimento: legge n.94/2015

“Meglio avere un cane amico che un amico cane”

COSTITUZIONE DI SOCIETA’ ITALO-EGIZIANE

Il permesso di soggiorno per lavoro in Egitto

Gli egiziani lamentano il fatto che ottenere il permesso di soggiorno per lavoro in Italia sia quasi impossibile. Ma ottenere un permesso di lavoro in Egitto per un italiano è più facile? Ecco cosa dice la legge:

Premesso che la maggior parte degli stranieri arriva in Egitto con un visto turistico, bisogna sapere che questo non potrà mai essere convertito in permesso di lavoro. Senza eccezioni.
I titolari di permesso di soggiorno turistico non possono quindi in nessun caso lavorare, essendo ciò strettamente vietato.
Chiunque ricevesse un’offerta di lavoro durante un soggiorno in Egitto con permesso turistico, dovrebbe necessariamente uscire dal paese e rientrare con un visto per lavoro. 
Il cambio di tipologia di permesso senza espatrio non è prevista.
Il visto per lavoro deve essere richiesto dalla ditta datrice di lavoro e dovrà essere la stessa a provvedere alla trasformazione dello stesso in permesso di soggiorno.
La scelta di assumere uno straniero piuttosto che un egiziano va motivata per iscritto e sarà l’Ufficio Immigrazione a stabilire se le ragioni del datore di lavoro sono sufficientemente valide da giustificare tale preferenza. In caso contrario, la richiesta di permesso di soggiorno per lavoro verrà rigettata e il giudizio del Funzionario che ha firmato il rigetto è insindacabile. Pertanto, non è previsto il ricorso. In tutti i casi, la richiesta verrà rifiutata qualora per il lavoro offerto vi siano egiziani di pari qualifica disponibili a ricoprire tale posizione. 
Anche l’Egitto, come l’Italia, prevede una quota annuale prestabilita per l’ingresso di lavoratori stranieri. La percentuale ammessa è fissa e pari al 10% del totale della forza lavoro egiziana. In nessun caso, comunque, la percentuale di stranieri può superare il tetto del 35% all’interno di un’azienda egiziana.
Il permesso di lavoro ha una durata di un anno e può essere esteso fino a un massimo di 5, senza alcuna altra proroga possibile. Il permesso di lavoro non dà diritto alla residenza permanente.
Il primo requisito per poter ottenere il permesso di soggiorno per lavoro, è dimostrare la negatività da HIV virus tramite analisi del sangue.
La lista dei documenti da presentare all’ufficio immigrazione per poter richiedere un permesso di lavoro è lunga e variabile a seconda della nazionalità del futuro dipendente, della carica da ricoprire e comunque i documenti richiesti possono variare a discrezione dell’ufficio immigrazione. L’intero processo, dalla richiesta di visto per lavoro all’ottenimento del permesso di un anno, può durare fino a 7 mesi.
La legge egiziana non prevede la possibilità di regolarizzazione degli stranieri irregolari. Un eventuale ritardo nella richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno, che andasse oltre i 15 giorni di tolleranza, si tradurrebbe in una multa di importo variabile a seconda del ritardo e potrebbe comportare il rifiuto del rinnovo stesso con conseguente espulsione. 
Coloro che a un controllo fossero sprovvisti di regolare titolo di soggiorno, verrebbero espulsi e rimpatriati con divieto di reingresso nel paese e inserimento nella blacklist delle “persone indesiderate”. L’Egitto applica altresì il respingimento automatico alla frontiera (di terra, mare e cielo) di tutti coloro che tentassero di entrare nel paese senza il necessario visto di ingresso qualora richiesto (sono molti gli aerei pieni di siriani, atterrati in Egitto, che sono stati costretti a ridecollare con tutti i passeggeri a bordo e a fare ritorno al paese di provenienza senza autorizzare allo sbarco dal velivolo nemmeno una persona non in regola col visto di ingresso).

“L’amore è cieco, ma il permesso di soggiorno ci vede benissimo”

PROBLEMI SOCIETARI

TITOLO DEL POST

Testo del post

LEGGI UTILI E NOVITA’ LEGALI

Trascrizione in Italia di sentenze emesse all’estero

La legge di diritto internazionale privato n. 218/1995 prevede l’automatica validità in Italia di qualunque sentenza emessa all’estero qualora non sussista incompatibilità rispetto all’ordine pubblico italiano. Tuttavia, perché una sentenza emessa all’estero inizi a produrre effetti nell’ordinamento italiano, questa deve essere trascritta in Italia mediante procedura apposita. 
Nello specifico, la trascrizione va effettuata presso gli organi competenti, a cura dell’interessato o di un suo delegato, presentando copia integrale della sentenza (completa dei requisiti di cui all’art. 64 legge 218/1995) debitamente:
– legalizzata dal ministero degli esteri del paese di emissione della sentenza
– tradotta in italiano da un traduttore giurato accreditato
– infine legalizzata dal consolato italiano della circoscrizione nella quale tale sentenza è stata emessa

Può l’ambasciata italiana rifiutare di rilasciare il visto di ingresso per l’Italia al marito egiziano?

NO. Una volta comprovato opportunamente il vincolo matrimoniale tra il cittadino italiano e quello egiziano, l’Ambasciata Italiana è tenuta al rilascio del visto nei tempi e nelle modalità previste dalla fattispecie. In caso contrario, si è in presenza di violazione degli artt. 2, 29 e 30 della Costituzione italiana sulla tutela dell’unità familiare, violazione contro la quale è possibile adire le vie legali …

L’Egitto e l’ordine pubblico: venti di cambiamento

Arriva proprio in questi giorni di inizio Ramadan la comunicazione del Governo Egiziano che ordina alle forze di polizia di intensificare i controlli in tutte le località turistiche del Paese al fine di contrastare l’illegalità relativa: al lavoro degli stranieri senza regolare permesso, alla coabitazione di coppie non regolarmente sposate, alla prostituzione (soprattutto nei locali notturni) e alle attività di vendita alcolici non autorizzate. I controlli, effettuati in qualunque orario diurno e notturno e senza preavviso, potranno avvenire in luoghi pubblici (strade e/o locali) oppure nelle strutture alberghiere o anche nelle abitazioni private adibite ad uso turistico.

Ricordiamo che per i reati legati alla condotta morale, l’Egitto prevede – oltre alla pena pecuniaria – anche l’arresto immediato in flagranza e una pena detentiva che può arrivare fino a due anni di reclusione.

Raccomandiamo pertanto il massimo rispetto di norme e leggi relative alla condotta morale durante il soggiorno in Egitto. L’informazione e la prevenzione evitano spiacevoli conseguenze.

L’EGITTO VERSO UNA RADICALE RIFORMA DEL DIRITTO DI FAMIGLIA

Entrerà subito dopo la fine del mese di Ramadan in Parlamento per la discussione e l’approvazione la riforma della legge 1/2000 che regola attualmente il diritto di famiglia.
La riforma, presentata a firma congiunta da Al Azhar (l’autorità religiosa musulmana), dalla Chiesa cattolica e ortodossa egiziana e dal NCW (Consiglio Nazionale dei diritti delle Donne ), prevede in caso di approvazione, tra le varie voci:

– obbligo di registrazione presso lo Stato Civile di tutti i matrimoni orfi attualmente esistenti entro 5 anni dall’approvazione della riforma

– proibizione di stipulare di nuovi orfi

– obbligo di informare la moglie prima di contrarre un secondo matrimonio

– divieto di contrarre un secondo matrimonio qualora la prima moglie sia in grado di “espletare completamente” la sua funzione di moglie in tutti gli aspetti

– obbligo di assenso scritto da parte di entrambi i genitori per poter portare i minori fuori dal Paese

– possibilità di divorzio anche per i cittadini di fede cristiana

– formazione di un organo di controllo sui pagamenti degli alimenti da parte di padri ed ex mariti

La riforma, frutto di ben oltre 18 mesi di lavoro e oltre 30 incontri tra le varie autorità religiose egiziane, le associazioni per la difesa dei diritti delle donne e i rappresentanti del Parlamento, è un evento senza precedenti per l’Egitto proprio per l’unanimità della proposta che mette d’accordo non solo le diverse fedi ma anche le associazioni laiche presenti nel Paese.
I prossimi mesi, insomma, saranno cruciali per la riforma del diritto di famiglia egiziano. Nel bene o nel male, l’Egitto sembra avviarsi verso un radicale cambiamento. Ora, la parola spetta al Parlamento

Truffe e prestiti non restituiti

Avete prestato o dato denaro in buona fede a un cittadino egiziano (coniuge, amico/a, socio/a o semplice conoscente) ma siete state truffati/ingannati e ora non riuscite a recuperare le somme date? 
Se questa è la vostra situazione, non disperate: ottenere giustizia tramite la legge egiziana si può. 
Per maggiori informazioni o per assistenza legale, contattateci.
Prima consulenza e studio della documentazione sono gratuiti…

Esecuzione Sentenze

Accordi bilaterali internazionali sanciscono la possibilità di eseguire in Egitto sentenze ottenute in Italia (qualora non in contrasto con l’ordine pubblico egiziano).
Se siete in possesso di una sentenza definitiva (per esempio relativa al pagamento degli alimenti per moglie e figli minori)
ottenuta in Italia ma la persona condannata a pagare si trova in Egitto, contattateci: sappiamo come farvi ottenere legalmente quanto vi spetta…

Attenti alle truffe

Quando date del denaro a qualunque titolo a una persona, in Egitto come in Italia, abbiate cura di:

1) tenere traccia della transazione tramite fattura, ricevuta, ecc.
2) indicare nella ricevuta del pagamento i dati del ricevente con numero del documento di identità, la causale del pagamento , la data e la firma del ricevente laddove possibile 
3) pagare sempre con mezzi tracciabili (assegno, bonifico, vaglia, ecc.) evitando i contanti
4) far scrivere e firmare al ricevente- di suo pugno – una dichiarazione relativa alla transazione con il motivo della stessa, le modalità di restituzione della somma e la data massima di restituzione

Fidarsi è bene, tutelarsi è meglio

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